Questo è un saggio fotografico esistenziale, speculare e, quindi, “quasi-biografico”. I segni realisti degli animali sono un simbolo personale e non trasferibile di qualcosa dentro noi stessi che può andare a finire male. “Andare a finire male” o, forse sarebbe meglio dire: tuffarsi nelle profondità sordide della (auto)finzione. È una riflessione breve su come lo spazio può essere occupato da qualcosa che ci appartiene (nella sua esistenza simbolica e seducentemente contorta) e, allo stesso tempo, essere svuotato di qualsiasi segno umano che ci possa ricordare l’idea di ritratto.
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